Piano di Zona

PIANO DI ZONA 2010-2012

Il piano di zona triennale 2010 – 2012  a differenza dei due Piani di zona che lo hanno preceduto (2003 e 2005-2007) nasce in un periodo particolare, che presenta connotazioni nuove derivanti da problemi locali e nazionali, politici ed economici.

L’Ente capofila dell’Ambito territoriale sociale n.5, individuato fin dall’inizio nella Comunità Montana del Montefeltro proprio per la sua valenza sovra comunale, ha subìto nell’ultimo biennio una costante rivisitazione a livello Istituzionale, con conseguente adattamenti e ridefinizioni in area finanziaria, organizzativa, strutturale: basti pensare alle varie norme emanate dal Governo, dalla Corte Costituzionale, dalla Regione rispetto alla conferma o meno dell’esistenza dell’Ente montano, ai tagli del fondo nazionale della Montagna, al conseguente taglio o riorganizzazione del personale (dipendente e non).

Inoltre l’effetto del distacco dei Comuni dell’Alta Val Marecchia dalla Regione Marche (L. 117/09) ha portato a riconsiderare nell’area dell’ATS n.5 l’organizzazione dei servizi e degli uffici, che attualmente è ancora in corso e che probabilmente richiederà un lungo periodo di assestamento: ne sono un esempio la ridefinizione degli Uffici del Centro per l’Impiego, ma anche il dimensionamento scolastico, gli uffici decentrati dell’INPS ma anche i servizi sanitari che ora ricadono nell’Emilia Romagna, fino alle implicazioni per la popolazione dei Comuni confinanti, per l’acceso ai servizi sociali residenziali ora soggetti ad altri parametri e normative, ecc.

In particolare poi nel settore delle politiche sociali si è assistito specie nell’ultimo anno alla ripercussione a livello locale della crisi globale che ha provocato implicazioni sulle condizioni lavorative, sui nuovi bisogni delle persone, sull’acuirsi di problematiche legate all’immigrazione, alle politiche abitative, alla frequenza scolastica e più in generale alle nuove povertà.

 Questa situazione ha evidenziato la necessità per i Comuni di affrontare la domanda con nuove risposte, strutturate in maniera diversa da quella tradizionalmente legata a modelli assistenziali e settoriali strutturati,  piuttosto che a modelli di intervento variabili, legati ai comportamenti delle persone e ai bisogni.
Se da un lato la Regione Marche ha garantito ai territori le risorse economiche storicamente legate alle Leggi regionali di settore, lo Stato ha progressivamente ridotto le risorse del FU nazionale nato con la 328/00.

Uno stimolo alla realizzazione di interventi è venuto indubbiamente dalla Regione con il trasferimento all’Ente capofila di risorse destinate e vincolate a specifici ambiti d’azione (LR 9/93 LR18/96, ecc), tuttavia il frazionamento delle risorse impedisce ancora la programmazione unitaria delle risorse complessivamente intese, e provoca una frammentazione degli interventi, a volte una sovrapposizione dei finanziamenti, una mancanza di continuità nella progettazione, l’impossibilità di mantenere partenariati e reti nell’organizzazione dei servizi i cui obiettivi venivano di volta in volta condivisi.

Altro aspetto da considerare è la scarsa possibilità di integrazione con la Sanità, a causa principalmente dei diversi livelli di governo nel territorio. Da un lato c’è l’ASUR dall’altro ci sono i Comuni: i Comuni hanno la possibilità di gestire fondi direttamente o in forma associata, i Distretti non hanno una propria progettualità da sviluppare e gestire, ma possono condividere le progettazioni d’Ambito.

La riorganizzazione e il potenziamento degli ATS potrà avvenire quindi solo attraverso il consolidamento organizzativo e in particolare attraverso la gestione associata. Aspetti questi che non possono più prescindere dall’emanazione di una legge regionale di recepimento della legge quadro nazionale 328/00, che potrebbe prevedere anche forme organizzative diversificate nel territorio regionale, legate alle specifiche esigenze dei Comuni, alle esperienze condotte, alle problematiche specifiche di ogni realtà.

L’ambito sociale Montefeltro, con questo Piano triennale intende quindi proseguire e potenziare la gestione associata dei servizi sociali nel territorio, sulla base di un modello organizzativo che è nato dai bisogni dei propri Comuni, che è stato sperimentato e si è andato consolidando avvalendosi anche dei percorsi indicati dalla Regione, concretizzatosi nella “convenzione” per la gestione di servizi e funzioni sociali.

Sono di questi ultimi mesi l’approvazione della manovra finanziaria nazionale, che prevede tagli ai fondi degli Enti locali, e le discussioni sulle ipotesi di ridimensionamento a livello regionale degli Enti “inutili” che vedono coinvolti anche gli Ambiti sociali. Ma l’Ambito non è un Ente, non moltiplica le spese anzi le riduce ottimizzando risorse e personale in un bacino ottimale di gestione dei servizi che nel nostro caso coincide con la Comunità Montana, Ente sovra comunale che la stessa Legge Regionale n.18/2008 ha individuato quale “ambito territoriale” in grado di garantire l’efficiente esercizio associato di funzioni e servizi comunali.

Occorre pertanto salvaguardare e incentivare le esperienze associative sovra comunali  a garanzia del mantenimento dei servizi nei piccoli Comuni dell’entroterra soprattutto nel settore delle politiche sociali che non potrebbero essere gestiti in forma autonoma.

Per questo il Piano di Zona dell’ATS n.5 pur nella complessità delle condizioni politiche, economiche e sociali che stiamo attraversando si pone l’obiettivo di continuare sulla strada intrapresa fino ad oggi, incrementando ove possibile le attività e la gestione associata, al fine di garantire alle nostre piccole realtà i servizi di base e la salvaguardia dei diritti alle persone più deboli e in difficoltà.

 

 Il Presidente
Maiani Michele


pdz 2010-2012  [pdf - 4 MB]
 
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